sullo scrivere

Scriviamo per riportare qualcosa che abbiamo perso dentro di noi.
Come un treno uscito dai binari su qualche tratta dimenticata da dio.
Con fatica lo rimettiamo a posto, accendiamo il fuoco e aspettiamo che la caldaia entri in pressione.
Un giro di manopola e lentamente, tra mille lamenti rugginosi, le ruote rincominciano a girare. Inizialmente lente, poi sempre più velocemente, e i nostri pensieri diventano bolidi di energia pura, che affrontano binari, curve e salite di montagna.
Il fuoco è caldo, la caldaia in pressione, e come fuochisti badiamo solo a tenere in moto, in perenne accelerazione i nostri sentimenti...
fino alla prossima stazione.
Pronti a ripartire per il prossimo viaggio.


lunedì 14 febbraio 2011

Towm, roads and cranes

Senza parole, vuoto come lo stomaco appena attraversato dalla dose giornaliera di paracetamolo, e che si rifiuta persino di produrre il solito acido che toglie il fiato.
É il vuoto dell'odio, un vuoto assoluto, e un odio che vuole il contrario di tutto...
Ci vorrebbe una strada con curve da tagliare, scalando le marce lasciando i freni freddi, salendo e scendendo i tornanti che nascondono il prossimo tratto, un ignoto di pochi secondi lasciato lì dopo l'ultimo paracarro tangenziale, o lo sperone di montagna che ogni tanto crolla sull'asfalto in briciole di sassi.
Scaricando potenza, tirando i giri del motore urlante, lasciando fischiare le gomme...
Invece il percorso è una strada dritta che circonda la metropoli, liscia, monotona, inglobata dalla città che cresce mattone dopo mattone, cemento su cemento lievitato da gru illuminate di rosso, indica pericolo non solo per chi vola, ma anche per chi ci lavora.
E si vorrebbe una gru anche per l'anima, che sollevi dalla merda di quest'inquietudine, che nemmeno l'oppio di uno spirito a 50° riesce a sopire.


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