Le mani stanche e ferite dalla carta vetrata, piccoli tagli superficiali che non arrivano al secondo strato dell'epiderminde. La calce le ha cauterizzate lasciandole secche, e a scorrere i polpastrelli l'uno con l'altro si posso sentire i minuscoli lembi di pelle morti ma ancora aggrappati alla vita della carne.
Sono mani che hanno lavorato, mani che hanno trasformato la materia, l'hanno riempita e resa liscia come la tua pelle di cui si ha ancora i ricordi vivi dentro i nervi.
Se fossi qui, ora, leniresti il loro dolore con il tuo corpo, con i tuoi baci, con le carezze dei tuoi capelli, il tuo seno sarebbe linimento miracoloso raccolto nei palmi, e il tuo odore, quello di donna, sarebbe ossigeno puro per i polmoni bruciati dalla nicotina e dalla vernice secca...
Il dolore sparirebbe... così senza lasciare danni, senza lasciare cicatrici...
Tu invece sei solo sparita.
[round here we're carving out our names
round here we all look the same
round here we talk just like lions, but we sacrifice like lambs
round here she's slipping through my hands]
sullo scrivere
Scriviamo per riportare qualcosa che abbiamo perso dentro di noi.
Come un treno uscito dai binari su qualche tratta dimenticata da dio.
Con fatica lo rimettiamo a posto, accendiamo il fuoco e aspettiamo che la caldaia entri in pressione.
Un giro di manopola e lentamente, tra mille lamenti rugginosi, le ruote rincominciano a girare. Inizialmente lente, poi sempre più velocemente, e i nostri pensieri diventano bolidi di energia pura, che affrontano binari, curve e salite di montagna.
Il fuoco è caldo, la caldaia in pressione, e come fuochisti badiamo solo a tenere in moto, in perenne accelerazione i nostri sentimenti...
fino alla prossima stazione.
Pronti a ripartire per il prossimo viaggio.
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