Deve cambiare questo clima che siamo a settembre: mese di fichi tardivi e castagne precoci.
Deve cambiare! Che il limite della mia sopportazione alle giornate troppo calde -troppo estive, troppo aride- è oramai agli sgoccioli.
Ci sono le stagioni ed è giusto rispettarle cara madre natura; quindi benvengano i temporali a rifocillare la terra arida affamata di liquidi, incomincino a fioccare le foglie rosse e gialle linfa vitale per funghi e per il mio senso dell'odorato bisognoso di aria umida ricca di mosto e muffa.
La verità è che sono rimasto un bambino e non me ne vergogno; a settembre disegno con l'anima sui fogli della mia immaginazione cesti d'uva e ricci spaccati con la castagna che fa capolino, mentre fantastico ancora di orsi e marmotte con la vestaglia da notte, la papalina in testa e un moccolo di candela nella zampa intenti a chiudersi nelle loro tane fino al primo giorno di primavera.
Per questo ogni giorno spio le foglie sugli alberi mentre mi chiedo:
"Arriva o no 'sto maledetto autunno?"
Che è tempo anche per me di chiudermi in letargo in una grotta...
sullo scrivere
Scriviamo per riportare qualcosa che abbiamo perso dentro di noi.
Come un treno uscito dai binari su qualche tratta dimenticata da dio.
Con fatica lo rimettiamo a posto, accendiamo il fuoco e aspettiamo che la caldaia entri in pressione.
Un giro di manopola e lentamente, tra mille lamenti rugginosi, le ruote rincominciano a girare. Inizialmente lente, poi sempre più velocemente, e i nostri pensieri diventano bolidi di energia pura, che affrontano binari, curve e salite di montagna.
Il fuoco è caldo, la caldaia in pressione, e come fuochisti badiamo solo a tenere in moto, in perenne accelerazione i nostri sentimenti...
fino alla prossima stazione.
Pronti a ripartire per il prossimo viaggio.
lunedì 12 settembre 2011
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