sullo scrivere

Scriviamo per riportare qualcosa che abbiamo perso dentro di noi.
Come un treno uscito dai binari su qualche tratta dimenticata da dio.
Con fatica lo rimettiamo a posto, accendiamo il fuoco e aspettiamo che la caldaia entri in pressione.
Un giro di manopola e lentamente, tra mille lamenti rugginosi, le ruote rincominciano a girare. Inizialmente lente, poi sempre più velocemente, e i nostri pensieri diventano bolidi di energia pura, che affrontano binari, curve e salite di montagna.
Il fuoco è caldo, la caldaia in pressione, e come fuochisti badiamo solo a tenere in moto, in perenne accelerazione i nostri sentimenti...
fino alla prossima stazione.
Pronti a ripartire per il prossimo viaggio.


venerdì 30 settembre 2011

Storcibudella

Quando decidiamo di non nuotare più, e di lasciarci portare dalla corrente lenta di questi canali scuri e collosi come la pece della notte, quale speranza scegliamo? Quale dighe innalziamo o abbattiamo?
Questo è il destino di chi vuole tutto.
Torbati acidi e cocktail metifici con l'ultimo alcool avanzato, e ingollati senza assaporarne il sapore, solo per il gusto di lasciar loro il piacere estremo di annebbiarci la testa e i suoi pensieri.
Mi guardo intorno...
Cosa ridete, stolti? Non vi rendete conto che la gente è cattiva?
Vivete di percentuali, di sondaggi e di pubblicità, e invece di sortire fuori il coltello, vi lasciate guidare dalla paura carnefice.
Forse v'invidio...
Io che lotto e mi arrendo, o m'attacco a qualsiasi cosa che non mi faccia sentire perduto:
Piccoli contenitori con minuscoli tesori, un bicchiere di storcibudella, l'idea che un giorno prima o poi potrò scegliere libero della mia vita.
Ho bisogno di speranze, anche rinchiudermi servirebbe se mi desse la prospettiva di uscire.

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