Quando decidiamo di non nuotare più, e di lasciarci portare dalla corrente lenta di questi canali scuri e collosi come la pece della notte, quale speranza scegliamo? Quale dighe innalziamo o abbattiamo?
Questo è il destino di chi vuole tutto.
Torbati acidi e cocktail metifici con l'ultimo alcool avanzato, e ingollati senza assaporarne il sapore, solo per il gusto di lasciar loro il piacere estremo di annebbiarci la testa e i suoi pensieri.
Mi guardo intorno...
Cosa ridete, stolti? Non vi rendete conto che la gente è cattiva?
Vivete di percentuali, di sondaggi e di pubblicità, e invece di sortire fuori il coltello, vi lasciate guidare dalla paura carnefice.
Forse v'invidio...
Io che lotto e mi arrendo, o m'attacco a qualsiasi cosa che non mi faccia sentire perduto:
Piccoli contenitori con minuscoli tesori, un bicchiere di storcibudella, l'idea che un giorno prima o poi potrò scegliere libero della mia vita.
Ho bisogno di speranze, anche rinchiudermi servirebbe se mi desse la prospettiva di uscire.
sullo scrivere
Scriviamo per riportare qualcosa che abbiamo perso dentro di noi.
Come un treno uscito dai binari su qualche tratta dimenticata da dio.
Con fatica lo rimettiamo a posto, accendiamo il fuoco e aspettiamo che la caldaia entri in pressione.
Un giro di manopola e lentamente, tra mille lamenti rugginosi, le ruote rincominciano a girare. Inizialmente lente, poi sempre più velocemente, e i nostri pensieri diventano bolidi di energia pura, che affrontano binari, curve e salite di montagna.
Il fuoco è caldo, la caldaia in pressione, e come fuochisti badiamo solo a tenere in moto, in perenne accelerazione i nostri sentimenti...
fino alla prossima stazione.
Pronti a ripartire per il prossimo viaggio.
venerdì 30 settembre 2011
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