sullo scrivere

Scriviamo per riportare qualcosa che abbiamo perso dentro di noi.
Come un treno uscito dai binari su qualche tratta dimenticata da dio.
Con fatica lo rimettiamo a posto, accendiamo il fuoco e aspettiamo che la caldaia entri in pressione.
Un giro di manopola e lentamente, tra mille lamenti rugginosi, le ruote rincominciano a girare. Inizialmente lente, poi sempre più velocemente, e i nostri pensieri diventano bolidi di energia pura, che affrontano binari, curve e salite di montagna.
Il fuoco è caldo, la caldaia in pressione, e come fuochisti badiamo solo a tenere in moto, in perenne accelerazione i nostri sentimenti...
fino alla prossima stazione.
Pronti a ripartire per il prossimo viaggio.


domenica 30 gennaio 2011

Di riti, magie e penati

Come uno stregone, ho soppesato le parti, le ho impastate, le ho accarezzate con mani unte e ferendole con un coltello affilato le ho lasciate una notte intera a danzare con il lievito ingordo.
Il pane è una magia per chi ha cuore e sensi traghettatori di ricordi.
L'odore di mollica e crosta nella domenica mattina è un rito sacro che fa sorridere i
penati.

Pulisce l'aria, la veste di fragranza. É terra che subisce l'ennesima trasformazione partendo dal nero della zolla al dorato della crosta, attraverso il bianco della farina.
Acqua e farina, acqua e grano, latte e capelli di madre terra: lo stesso latte che ho bevuto da una cannella furfante a 2000 metri di quota, gli stessi capelli che ammiro nei campi dorati in attesa di un barbiere contadino.

É magia ancestrale, di riti e caverne, che ripeto in trance guidato da spiriti e dna, è ascolto d'impasto, di lotta di mano, che sembra picchiare, violentare, e invece massaggia e prega.

(La musica è un mio amarcord)

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