Come uno stregone, ho soppesato le parti, le ho impastate, le ho accarezzate con mani unte e ferendole con un coltello affilato le ho lasciate una notte intera a danzare con il lievito ingordo.
Il pane è una magia per chi ha cuore e sensi traghettatori di ricordi.L'odore di mollica e crosta nella domenica mattina è un rito sacro che fa sorridere i
penati.
Pulisce l'aria, la veste di fragranza. É terra che subisce l'ennesima trasformazione partendo dal nero della zolla al dorato della crosta, attraverso il bianco della farina.
Acqua e farina, acqua e grano, latte e capelli di madre terra: lo stesso latte che ho bevuto da una cannella furfante a 2000 metri di quota, gli stessi capelli che ammiro nei campi dorati in attesa di un barbiere contadino.
É magia ancestrale, di riti e caverne, che ripeto in trance guidato da spiriti e dna, è ascolto d'impasto, di lotta di mano, che sembra picchiare, violentare, e invece massaggia e prega.
(La musica è un mio amarcord)
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