sullo scrivere

Scriviamo per riportare qualcosa che abbiamo perso dentro di noi.
Come un treno uscito dai binari su qualche tratta dimenticata da dio.
Con fatica lo rimettiamo a posto, accendiamo il fuoco e aspettiamo che la caldaia entri in pressione.
Un giro di manopola e lentamente, tra mille lamenti rugginosi, le ruote rincominciano a girare. Inizialmente lente, poi sempre più velocemente, e i nostri pensieri diventano bolidi di energia pura, che affrontano binari, curve e salite di montagna.
Il fuoco è caldo, la caldaia in pressione, e come fuochisti badiamo solo a tenere in moto, in perenne accelerazione i nostri sentimenti...
fino alla prossima stazione.
Pronti a ripartire per il prossimo viaggio.


venerdì 17 dicembre 2010

figli di un palindromo minore

3/4 di rhum e 1/4  di tè a scaldare bocca, stomaco, cuore e vene, e a caricare la mente di vecchi ricordi non tanto remoti che sciolgono un nodo d'introspezione di chi si sente fottuto da un verbo simil-palindromo.
AMA.
Leggerlo al contrario non cambia il significato, e avere dall'altra parte una persona che te lo presenta identico seppur riflesso è una gran botta di culo.
Il vero problema è che quando uno legge AMA lasciandosi ingannare da occhi buggerati dalla voglia di essere amati.
e invece c'è scritto AMO.

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