sullo scrivere

Scriviamo per riportare qualcosa che abbiamo perso dentro di noi.
Come un treno uscito dai binari su qualche tratta dimenticata da dio.
Con fatica lo rimettiamo a posto, accendiamo il fuoco e aspettiamo che la caldaia entri in pressione.
Un giro di manopola e lentamente, tra mille lamenti rugginosi, le ruote rincominciano a girare. Inizialmente lente, poi sempre più velocemente, e i nostri pensieri diventano bolidi di energia pura, che affrontano binari, curve e salite di montagna.
Il fuoco è caldo, la caldaia in pressione, e come fuochisti badiamo solo a tenere in moto, in perenne accelerazione i nostri sentimenti...
fino alla prossima stazione.
Pronti a ripartire per il prossimo viaggio.


martedì 7 dicembre 2010

Strangers

Ci si sente stranieri immersi tra i compatrioti.
Il luogo è alla moda, ma è stato scelto per necessità di un incontro dopo un lustro e un anno. 
Non ci si racconta il tra, ci si ferma al presente, come fa chi non sente la grandezza del tempo passato dall'ultimo incontro.
Si beve per dare leggerezza ai pensieri.
Gesti ampi quelli di Jack, mentre parla tra un sorso e l'altro; più piccoli, quasi inesistenti, quelli della sua commensale che invece accompagna le parole con sguardi profondi.
Sono stranieri; unici che non mostrano, non vantano. Parlano, ridono, riflettono e basta. 
Diversi sguardi tra loro, diversi da quello della biondina accanto, che ha occhi di nodo scorsoio, che non è appoggio per mani e piedi durante la risalita, ma presa e cattura.
Lui ci gioca ma non si lascia prendere e ogni suo lancio cade a vuoto fino a quando mimetizza il rifiuto con l'urgenza di tabacco, aria fresca e di un altro luogo dove chiudere la serata, lasciandola lì incastrata da due maschi alpha, che gonfiano il petto e alzano la voce cercando una battuta che rubi un sorriso.
Ci si sente stranieri... e a volte è un previlegio...





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