sullo scrivere

Scriviamo per riportare qualcosa che abbiamo perso dentro di noi.
Come un treno uscito dai binari su qualche tratta dimenticata da dio.
Con fatica lo rimettiamo a posto, accendiamo il fuoco e aspettiamo che la caldaia entri in pressione.
Un giro di manopola e lentamente, tra mille lamenti rugginosi, le ruote rincominciano a girare. Inizialmente lente, poi sempre più velocemente, e i nostri pensieri diventano bolidi di energia pura, che affrontano binari, curve e salite di montagna.
Il fuoco è caldo, la caldaia in pressione, e come fuochisti badiamo solo a tenere in moto, in perenne accelerazione i nostri sentimenti...
fino alla prossima stazione.
Pronti a ripartire per il prossimo viaggio.


domenica 26 settembre 2010

about life & death

"Suppongo che sia tutta opera del coccofrillo che fa tic tac, vero? Il tempo rincorre tutti noi."
(Neverland)

nascere è il cammino verso un appuntamento che non possiamo disdire.
Quello che ignoriamo da bambini è che nel momento in cui incominciamo ad esplorare la vita, dall'altra parte della fune c'è un'ombra che s'incammina verso di noi.

Per questo  Jack si chiede: "perchè non c'insegnano a morire fin da bambini?"
dovrebbero insegnarcelo naturalmente come quando impariamo a ad allacciarci le stringhe delle scarpe, ad attraversare la strada in modo sicuro.
Solo così la morte può diventare un pensiero, un'abitudine che non ci spaventi più.
Perchè aver paura della morte, significa aver paura della vita...

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1 commento:

  1. I agree that in western civilazion there is a quite wrong attitude to death... anyway it's not as easy as to tie up one's shoes...
    i think in some way we are given our lives to understand all the meaning and mystery of death... as for me i am really sure that it is much more wonderful to exsist somewhere up without a body, isn't it?:)

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