sullo scrivere

Scriviamo per riportare qualcosa che abbiamo perso dentro di noi.
Come un treno uscito dai binari su qualche tratta dimenticata da dio.
Con fatica lo rimettiamo a posto, accendiamo il fuoco e aspettiamo che la caldaia entri in pressione.
Un giro di manopola e lentamente, tra mille lamenti rugginosi, le ruote rincominciano a girare. Inizialmente lente, poi sempre più velocemente, e i nostri pensieri diventano bolidi di energia pura, che affrontano binari, curve e salite di montagna.
Il fuoco è caldo, la caldaia in pressione, e come fuochisti badiamo solo a tenere in moto, in perenne accelerazione i nostri sentimenti...
fino alla prossima stazione.
Pronti a ripartire per il prossimo viaggio.


sabato 28 agosto 2010

moka's

Il verde dell'erba resiste al caldo africano abbattuto sulla penisola italiana e su Jack.
Riposa. Chiude gli occhi che osservano gl'italioti attorno a lui, e ascolta i rumori della mattina ancora fresca, che avvolge il giardino davanti al suo balcone.
C'è odore di legna tagliata bagnata dall'umidità della notte, e quello forte delle foglie del basilico sopravvissute al caldo torrido:
Mangia latte freddo e fiocchi di mais, con abbondante zucchero, appoggiato alla balaustra del balcone, e aspetta il borbottio allegro della moka... a volte gli sembra che tutto dipenda da quel primo caffè, e dalla prima sigaretta, non è un rito, è una combinazione di gesti e riti da seguire. Se saranno svolti alla perfezione,allora anche la notte afosa passata a rigirarsi tra i pensieri e il caldo di melassa che anche le pale del ventilatore da soffitto non riescono a smuovere, sparirà dalla sua mente.

(e oggi è una bella giornata per fuggire via...)

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