Il verde dell'erba resiste al caldo africano abbattuto sulla penisola italiana e su Jack.
Riposa. Chiude gli occhi che osservano gl'italioti attorno a lui, e ascolta i rumori della mattina ancora fresca, che avvolge il giardino davanti al suo balcone.
C'è odore di legna tagliata bagnata dall'umidità della notte, e quello forte delle foglie del basilico sopravvissute al caldo torrido:
Mangia latte freddo e fiocchi di mais, con abbondante zucchero, appoggiato alla balaustra del balcone, e aspetta il borbottio allegro della moka... a volte gli sembra che tutto dipenda da quel primo caffè, e dalla prima sigaretta, non è un rito, è una combinazione di gesti e riti da seguire. Se saranno svolti alla perfezione,allora anche la notte afosa passata a rigirarsi tra i pensieri e il caldo di melassa che anche le pale del ventilatore da soffitto non riescono a smuovere, sparirà dalla sua mente.
(e oggi è una bella giornata per fuggire via...)
sullo scrivere
Scriviamo per riportare qualcosa che abbiamo perso dentro di noi.
Come un treno uscito dai binari su qualche tratta dimenticata da dio.
Con fatica lo rimettiamo a posto, accendiamo il fuoco e aspettiamo che la caldaia entri in pressione.
Un giro di manopola e lentamente, tra mille lamenti rugginosi, le ruote rincominciano a girare. Inizialmente lente, poi sempre più velocemente, e i nostri pensieri diventano bolidi di energia pura, che affrontano binari, curve e salite di montagna.
Il fuoco è caldo, la caldaia in pressione, e come fuochisti badiamo solo a tenere in moto, in perenne accelerazione i nostri sentimenti...
fino alla prossima stazione.
Pronti a ripartire per il prossimo viaggio.
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